mercoledì 10 giugno 2009

La depressione




La depressione è un disturbo molto diffuso. Ne soffrono infatti circa 15 persone su 100. Le statistiche ci dicono che in un gruppo di 6 persone almeno una persona soffrirà di depressione nella sua vita. Tutti quanti abbiamo l'esperienza di una giornata storta, in cui siamo giù di corda, Depressione tristi, più irritabili del solito e "ci sentiamo un po' depressi". Molto probabilmente non si tratta di un disturbo depressivo, ma di un calo d'umore passeggero. La depressione clinica invece presenta molti altri sintomi e si prolunga nel tempo. Per andare via richiede un trattamento psicologico e/o farmacologico. Chi ne soffre ha un umore depresso per tutta la giornata per più giorni di seguito e non riesce più a provare interesse e piacere nelle attività che prima lo interessavano e lo facevano stare bene. Si sente sempre giù e/o irritabile, si sente stanco, ha pensieri negativi, e spesso sente la vita come dolorosa e senza senso ("dolore del vivere").
In generale, chi ha la depressione clinica può soffrire quotidianamente dei seguenti sintomi:

* umore depresso;
* perdita di piacere e di interesse per quasi tutte le attività;
* mancanza di energie, affaticamento, stanchezza;
* aumento o diminuzione significative dell'appetito e quindi del peso corporeo;
* disturbi del sonno (dorme di più o di meno o si sveglia spesso durante la notte);
* rallentamento o agitazione;
* difficoltà a concentrarsi;
* sensazione di essere inutile, negativo o continuamente colpevole;
* pensieri di morte o di suicidio.
Può essere che i sintomi si presentino improvvisamente in modo acuto in persone che generalmente hanno una personalità "ottimista e allegra" o siano costanti nel tempo ma più leggeri, con alcuni momenti o periodi di peggioramento. Naturalmente è raro che una persona depressa abbia contemporaneamente tutti i sintomi riportati nell'elenco, ma se soffre quotidianamente dei primi due sintomi nell'elenco e di almeno altri tre è molto probabile che abbia un disturbo depressivo. I parenti e gli amici della persona depressa, animati da buone intenzioni, possono cercare di spronarla invitandola a sforzarsi di reagire, senza rendersi conto che questo aumenta il suo senso di colpa e la sua autosvalutazione. L'atteggiamento più utile è aiutare la persona depressa ad intraprendere un percorso di cura fatto di un'adeguata terapia farmacologica e una psicoterapia cognitivo-comportamentale.
Il disturbo depressivo può colpire chiunque a qualunque età, ma è più frequente tra i 25 e i 44 anni di età ed è due volte più comune nelle donne adolescenti e adulte, mentre le bambine e i bambini sembrano soffrirne in egual misura. Le cause della malattia sono molteplici e diverse da persona a persona (ereditarietà, ambiente sociale, lutti familiari, problemi di lavoro, relazionali, etc.). Le ricerche hanno scoperto due cause principali: il fattore biologico, per cui alcuni hanno una maggiore predisposizione genetica verso questa malattia; e il fattore psicologico, per cui le nostre esperienze (particolarmente quelle infantili) possono portare ad una maggiore vulnerabilità acquisita alla malattia. La vulnerabilità biologica e quella psicologica interagiscono tra di loro e non necessariamente portano allo sviluppo del disturbo. Una persona vulnerabile può non ammalarsi mai di depressione, se non capita qualcosa in grado di scatenare il disturbo e se ha relazioni buone e supportive. Il fattore scatenante è spesso qualche evento stressante o qualche tensione importante che turba la nostra vita. Ma spesso è difficile capire cosa ha scatenato la nostra depressione, soprattutto se non è la prima volta che ne soffriamo. Il disturbo depressivo può portare a gravi compromissioni nella vita di chi ne soffre. Non si riesce più a lavorare o a studiare, a iniziare e mantenere relazioni sociali e affettive, a provare piacere e interesse nelle attività. 15 persone su 100 che soffrono di depressione clinica grave muoiono per suicidio.
Il disturbo depressivo si associa spesso ad altri disturbi psicologici (disturbo di panico, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo da uso di sostanze e alcol, anoressia nervosa, e bulimia, disturbi di personalità, etc.). 25 persone su 100 che soffrono di un disturbo organico, come il diabete, la cardiopatia, l’HIV, l’invalidità corporea fino ad arrivare ai casi di malattie terminali, si ammalano anche di depressione. Purtroppo la depressione può portare ad un aggravamento ulteriore, dato che quando si è depressi si ha difficoltà a collaborare nella cura, dal momento che ci si sente affaticati, con difficoltà a concentrarsi, senso di impotenza, scarsa fiducia di migliorare, passività, e così via. Inoltre, la depressione può complicare la cura anche per le conseguenze negative che può avere sul sistema immunitario e sulla già compromessa qualità di vita di chi soffre. E' necessario dunque curare non solo il disturbo organico ma anche quello depressivo.
Nella maggior parte dei casi la guarigione da un episodio depressivo è seguita da diverse ricadute. Chi si ammala di depressione può facilmente soffrirne più volte nell’arco della vita. La depressione è infatti un disturbo ricorrente e sono rari i casi di episodi singoli nell'arco della vita.
(Tratto da apc.it)

martedì 9 giugno 2009

Old Man



Old man look at my life,
I'm a lot like you were.
Old man look at my life,
I'm a lot like you were.

Old man look at my life,
Twenty four
and there's so much more
Live alone in a paradise
That makes me think of two.

Love lost, such a cost,
Give me things
that don't get lost.
Like a coin that won't get tossed
Rolling home to you.

Old man take a look at my life
I'm a lot like you
I need someone to love me
the whole day through
Ah, one look in my eyes
and you can tell that's true.

Lullabies, look in your eyes,
Run around the same old town.
Doesn't mean that much to me
To mean that much to you.

I've been first and last
Look at how the time goes past.
But I'm all alone at last.
Rolling home to you.

Old man take a look at my life
I'm a lot like you
I need someone to love me
the whole day through
Ah, one look in my eyes
and you can tell that's true.

Old man look at my life,
I'm a lot like you were.
Old man look at my life,
I'm a lot like you were.
(Neil Young, "Harvest", 1972)

lunedì 8 giugno 2009

Incontri protetti e spazio neutro


Più complesso è apparso il cammino in situazioni di abuso e maltrattamento. In questi casi, infatti, il bambino può sempre essere visto “collocato” al vertice di due legami relazionali significativi, ma entrambi, seppur in misura differente, inadeguati: una relazione direttamente maltrattante (intesa nelle sue varie accezioni: dall’abuso sessuale, all’aggressione fisica, alla trascuratezza) agita da uno dei due genitori e una relazione caratterizzata dall’assenza di un comportamento sufficientemente protettivo rispetto alla violenza o al maltrattamento agita dal partner. Inoltre, qualora ad uno dei due genitori è riconosciuta una certa adeguatezza, al punto che resta responsabile o affidatario del bambino, egli deve essere comunque stimolato e supportato a sviluppare un atteggiamento protettivo nei confronti del figlio e aiutato a ricostruire un rapporto di fiducia con lui. La letteratura sull’argomento inoltre afferma che la funzione degli operatori per il
diritto di visita non è possibile nei casi di sospetto abuso o violenza da parte di un genitore. Era quindi necessario che questo servizio assumesse alcune differenze, marcando anche alcune distanze. Questo diverso punto di partenza incideva sempre più profondamente e metteva in evidenza alcuni snodi critici rispetto allo spazio neutro tradizionalmente inteso. Il primo passo è stato il mettere a fuoco che ciò che andavamo a realizzare: uno spazio “PROTETTO” anziché neutro, cioè uno spazio in cui al bambino veniva garantita la possibilità di incontrasi con uno o entrambi i genitori che volontariamente o involontariamente avevano agito un comportamento dannoso direttamente nei suoi confronti. Nel percorso di impostazione e conduzione del servizio Spazio Neutro sono state utilizzate le conoscenze maturate durante gli anni di lavoro con le famiglie maltrattanti e abusanti dal CbM. L’invio ad un centro dal nome estremamente chiaro e connotativo per il tipo di utenza, è stato
all’inizio da tutti sottovalutato, in quanto sembrava di poter rassicurare le famiglie, da un lato spiegando loro che il CbM metteva a disposizione un locale su richiesta del Comune e, dall’altro, sottolineando che l’intervento di Spazio Neutro comunque poteva rientrare nelle attività che concernevano la seconda parte dell’obiettivo del centro: è la cura della crisi familiare, definizione
rispetto alla quale le famiglie avrebbero potuto identificarsi senza difficoltà.
In realtà molti genitori non hanno accettato questa proposta di lettura della sigla che, d’altra parte, metteva gli operatori in una situazione estremamente pericolosa: tutte le famiglie erano inviate proprio perché da qualche parte risultavano essere famiglie maltrattanti, abusanti o con gravi sospetti. È stata così abbandonata questa “minimizzazione”, per ridefinire il servizio come un centro specializzato nelle tematiche che riguardano la violenza e l’abuso familiare; il messaggio inviato ai genitori è dunque maggiormente esplicito: essi sono inviati al centro in quanto il loro rapporto con i figli o l’altro coniuge è stato, o tuttora è, attraversato da problematiche di questo tipo. È stata organizzata un’équipe di lavoro multidisciplinare composta da assistenti sociali, psicologi ed educatori con esperienze di lavoro con bambini di famiglie maltrattanti.
Come funziona spazio neutro
La sede centrale comunale svolge la funzione di “filtro” delle varie richieste e, privilegiando le situazioni già in carico al Centro, invia i nuclei con una storia familiare connotata da sospetti di abuso e maltrattamento. Il servizio segue un percorso analogo a quello dello Spazio Neutro tradizionale, e trova la sua specificità in relazione alla peculiarità dei casi che vi si rivolgono.
Le situazioni su cui Spazio neutro è chiamato ad intervenire possono essere organizzate in tre tipologie:
1) Famiglie segnate da un sospetto maltrattamento o abuso sessuale.
In una situazione segnata da un sospetto maltrattamento o abuso sessuale, quando il
Tribunale adotta un provvedimento protettivo temporaneo ed allontana il minore della
famiglia, i genitori hanno comunque il diritto di incontrare i propri figli e Spazio Neutro offre questa opportunità in pochi giorni. L’obiettivo di Spazio Neutro è quello di osservare la relazione del bambino con uno od entrambi i genitori, allo scopo di raccogliere elementi necessari alla rilevazione o all’indagine sociale.
2) Famiglie che stanno compiendo un lavoro di valutazione della recuperabilità delle
funzioni genitoriali presso altri servizi o presso il CBM stesso.
Allo Spazio Neutro viene chiesto di raccogliere una serie di elementi ed informazioni che andranno ad aggiungersi a quelli tratti dalla valutazione psico diagnostica; durante l’incontro l’operatore raccoglie osservazioni che costituiranno materiale significativo per il lavoro con le famiglie che deve essere organizzato e garantito da altri servizi. L’incontro in Spazio Neutro risponde, cioè, al bisogno di completare con nuove e differenti informazioni la valutazione delle possibilità di cambiamento e recuperabilità dei genitori.
3) Famiglie che hanno concluso il percorso valutativo rispetto alla ricuperabilità delle funzioni genitoriali.
Al termine del percorso di valutazione interviene un decreto del Tribunale che richiede l’organizzazione di incontri protetti tra genitori e figli: se la diagnosi è stata positiva ed i genitori sono recuperabili, l’incontro rappresenta un aiuto per il riavvicinamento al bambino, nel caso opposto, se i genitori non sono recuperabili e si va verso la separazione, Spazio Neutro diventa il luogo in cui è possibile accompagnare il distacco.
Rispetto a queste tre tipologie, emerge che solo nel primo gruppo, ed in particolare nelle famiglie che hanno avuto un esito positivo rispetto alla recuperabilità della genitorialità si può realizzare il mandato chiaro e pulito di Spazio Neutro; il sostegno e la ricostruzione dei rapporti generazionali per il raggiungimento di un’autonomia negli incontri tra genitori e figlio. In questa situazione
l’educatore è “facilitatore” nella relazione tra adulti e bambini e tende a proporre esperienze di scambio via via più autonome. Nelle altre situazioni predomina l’aspetto della vigilanza e della protezione, il controllo è volto
a rendere “praticabile” l’incontro, garantendo la “possibilità” di una relazione non maltrattante ma contemporaneamente esplicitando a tutti i soggetti interessati che l’incontro in sé non può né deve essere confuso con una diagnosi/valutazione o una terapia. In questi casi frequentemente l’andamento del percorso in Spazio Neutro non è determinato dagli attori familiari, ma dai percorsi giudiziari; lo svelamento dell’abusato subito, l’uscita di una sentenza possono chiudere l’accesso della famiglia al servizio. Ciò richiede quindi una chiara esplicitazione alle famiglie di come questo spazio è una occasione data, ma sussiste solo alla presenza di una rete di servizi che l’autorizzi e la definisca nel tempo. Gli incontri, all’inizio, appaiono molto difficili per tutti, a causa del un forte controllo della
situazione da parte sia dei bambini che dei genitori. Inoltre alcune situazioni mostrano quanto lo Spazio Neutro Protetto sia influenzato dagli eventi esterni, tipicamente quelli di natura giuridica; in particolare laddove sono avviati procedimenti pensali è forte il rischio che l’incontro sia dannoso e controproducente non solo per il bambino, che può essere sottoposto a pressioni o
sensi di colpa, ma anche per il genitore che può non essere sufficientemente attrezzato e protetto dalla delicatezza e la difficoltà dell’incontro. In effetti le situazioni in cui è coinvolto il Tribunale pensale sono le più complesse da gestire e da impostare in modo non contraddittorio. In generale, per tutti questi motivi, a conclusione di ogni incontro o in un qualsiasi momento chiesto, è possibile parlare separatamente con i “grandi” e i “piccoli” per placare inquietudini,
sofferenze, rabbie e paure che possono essere nate durante la visita.
(Tratto da centrovolontariato.net)

sabato 6 giugno 2009

DOSSIER BAMBINI ABUSATI



MINORI. BIMBE, 6-10 ANNI, ITALIANE: DOSSIER BAMBINI ABUSATI
DATI OSSERVATORIO VENETO. NEL 42% DEI CASI, SOPRUSI SESSUALI.
Cinque centri in altrettante province, oltre 900 bambini presi in carico dal 2004 a oggi, in maggioranza italiani, di sesso femminile e di eta' compresa tra i 6 e i 10 anni. Sono questi alcuni dei dati provenienti dall'Osservatorio regionale "Nuove generazioni e famiglia", presentati ieri a Padova nel corso del convegno "Abuso e maltrattamento di minori: gli interventi di cura e le diverse culture". I bambini in carico dal primo anno di attivita' dei Centri fino a dicembre 2008 raggiungono dunque la quota di 900: la maggioranza e' rappresentata da bambine (circa il 67%) ed e' di nazionalita' italiana (oltre l'82%). Tra gli stranieri prevale la cittadinanza rumena, seguita da quella marocchina e ghanese. Dei maltrattamenti gravi segnalati, la maggior parte riguarda l'abuso e le molestie sessuali (42% dei casi), seguite dal maltrattamento fisico e dalla grave trascuratezza. Nel primo caso la maggioranza dei bambini coinvolti ha un'eta' compresa tra 6 e 10 anni (oltre il 32% del totale degli abusi sessuali). I maltrattamenti gravi invece avvengono per lo piu' in ambiente intrafamiliare (l'84%) e in maniera continuativa. A intervenire per prime nel tentativo di fermare le violenze sono spesso le scuole (17%), che chiedono aiuto ai servizi sociali. Ma molte richieste di soccorso arrivano anche da un genitore o dai fratelli e sorelle (rispettivamente 12% e 11,2% dei casi). Le Ulss e i comuni sono invece i servizi che prevalentemente inoltrano la richiesta di intervento direttamente ai Centri. Un capitolo a parte si apre quando l'intervento e' richiesto dall'autorita' giudiziaria: dal gennaio a dicembre 2008 sono state effettuate circa 13.480 prestazioni con una media di 33 interventi per minore, il 62% dei quali riguardava la presa in carico psicoterapeutica, educativa e sociale. "I centri interprovinciali di Padova, Treviso, Vicenza, Verona e Venezia in questi anni hanno saputo radicarsi nel territorio e integrarsi al meglio con gli altri servizi di tutela attivi in regione- commenta Francesco Gallo, dirigente del servizio Famiglia del Veneto-. Queste strutture sono nate con il compito di prendere in carico i minori che hanno subito violenza, maltrattamenti o che sono in condizione di grave trascuratezza, ma da sempre curano anche i rapporti con la famiglia, cercando di dare una risposta complessiva al problema". Secondo Gallo i dati riferiscono di una regione all'avanguardia in questo delicato ambito: "Considerati i numeri possiamo dirci abbastanza fortunati perche' anche se non siamo immuni dal fenomeno disponiamo di una buona rete di servizi che ci mette in condizione di affrontare le difficolta'. Certo, trattandosi di minori non possiamo abbassare la guardia e dobbiamo puntare molto sulla prevenzione".
(Tratto da www.cismai.org)

venerdì 5 giugno 2009

Sindrome da Alienazione Parentale, una giustificazione agli abusi



ARGENTINA: SAP, una giustificazione agli abusi
Un gruppo di esperti argentini di tematiche infantili ha lanciato la campagna “Asi no” (Così no), ideata per sensibilizzare l'opinione pubblica sugli abusi sessuali a danno dei minori. Secondo i promotori, nel Paese molti pedofili sono in libertà, soprattutto quelli che possono contare su appoggi potenti o possono permettersi l'assistenza di professionisti compiacenti, come gli avvocati e i vari periti che si avvalgono della SAP, la sindrome di alienazione parentale, una teoria psichiatrica presentata negli anni ottanta da Richard Gardner, che tratta la pedofilia più come un orientamento sessuale che come una perversione. Sorprende che questa teoria, che non ha seri fondamenti scientifici, sia stata usata in sede giuridica per la difesa d'imputati per crimini di pedofilia e che le associazioni professionali argentine non abbiano ancora preso dei provvedimenti.
(Pubblicato su: Nuove Schiavitù il 08 giugno 2006)

giovedì 4 giugno 2009

Fix you



http://www.youtube.com/watch?v=jBEYyHGbwto&hl=it
http://dailymotion.virgilio.it/video/x1rx3y_coldplayfix-you_ads

When you try your best but you don’t succeed
When you get what you want but not what you need
When you feel so tired but you can’t sleep
Stuck in reverseAnd the tears come streaming down your face
When you lose something you can’t replace
When you love someone but it goes to waste
Could it be worse?Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix youAnd high up above or down below
When you’re too in love to let it go
But if you never try you’ll never know
Just what you’re worthLights will guide you home
And ignite your bones
I will try to fix youTears stream down on your face
When you lose something you cannot replace
Tears stream down on your face
And I
Tears stream down on your face
I promise you I will learn from the mistakes
Tears stream down on your face
And I
Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you.
Quando ci provi al meglio che puoi
ma non riesci ad ottenere quel che vuoi
quando ottieni quel che vuoi
ma non è quello di cui hai bisogno
quando ti senti così stanco
ma non riesci a dormire
Bloccato al contrario.
Quando le lacrime si versano sul tuo viso
quando perdi qualcosa che non puoi rimpiazzare
quando ami qualcuno ma tutto va perduto
potrebbe andar peggio?
Le luci ti guideranno a casa
e accenderanno le tue ossa
ed io proverò a fissarti.
Lassù o laggiù
quando tu sei troppo innamorato
per lasciar andar via tutto
e se tu non provi, non saprai mai
quali valori hai.
Le luci ti guideranno a casa
e accenderanno le tue ossa
ed io proverò a fissarti.
Le lacrime si versano sul tuo viso
quando perdi qualcosa che non puoi rimpiazzare
le lacrime si versano sul tuo viso ed io..
Le lacrime si versano sul tuo viso
ti prometto che imparerai dai miei errori
le lacrime si versano sul tuo viso ed io..
Le luci ti guideranno a casa
e accenderanno le tue ossa
ed io proverò a fissarti.
(Coldplay)

mercoledì 3 giugno 2009

Il manifesto dei diritti della Terra



"Il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande Capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà. Ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio. Ma noi consideriamo questa offerta, perché sappiamo che se non venderemo, l’uomo bianco potrebbe venire con i fucili a prendere la nostra terra. Quello che dice il Capo Seattle, il grande Capo di Washington può considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni.
Le mie parole sono come le stelle e non tramontano. Ma come potete comprare o vendere il cielo, il colore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillio dell’acqua: come potete comprarli da noi?
Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nella esperienza del mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a camminare tra le stelle. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l’aquila sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. Perciò. Quando il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Egli ci manda a dire che ci riserverà un posto dove potremo vivere comodamente per conto nostro. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli. Quindi noi considereremo la Vostra offerta di acquisto. Ma non sarà facile perché questa terra per noi è sacra. L’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è soltanto acqua ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso nell’acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita del mio popolo.
Il mormorio dell’acqua è la voce del padre, di mio padre. I fiumi sono i nostri fratelli ed essi saziano la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono i nostri fratelli ed anche i vostri e dovete perciò usare con i fiumi la gentilezza che userete con un fratello.
L’uomo rosso si è sempre ritirato davanti all’avanzata dell’uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira davanti al sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono terreno sacro e così queste colline e questi alberi. Questa porzione di terra è consacrata, per noi. Noi sappiamo che l’uomo bianco non capisce i nostri pensieri. Una porzione della terra è la stessa per lui come un’altra, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serve. La terra non è suo fratello, ma suo nemico e quando la ha conquistata, egli si sposta, lascia le tombe dei suoi padri dietro di lui e non se ne cura. Le tombe dei suoi padri e i diritti dei suoi figli vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute, come fossero pecore o perline colorate.
IL suo appetito divorerà la terra e lascerà dietro solo un deserto.
Non so, i nostri pensieri sono differenti dai vostri pensieri. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò avviene perché l’uomo rosso è un selvaggio e non capisce.
Non c’è alcun posto quieto nelle città dell’uomo bianco. Alcun posto in cui sentire lo stormire di foglie in primavera o il ronzio delle ali degli insetti. Ma forse io sono un selvaggio e non capisco. Il rumore della città ci sembra soltanto che ferisca gli orecchi. E che cosa è mai la vita, se un uomo non può ascoltare il grido solitario del succiacapre o discorsi delle rane attorno ad uno stagno di notte?
Ma io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il dolce rumore del vento che soffia sulla superficie del lago o l’odore del vento stesso, pulito dalla pioggia o profumato dagli aghi di pino.
L’aria è preziosa per l’uomo rosso poiché tutte le cose partecipano dello stesso respiro.
L’uomo bianco sembra non accorgersi dell’aria che respira e come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza.
Ma se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare che l’aria è preziosa per noi e che l’aria ha lo stesso spirito della vita che essa sostiene. Il vento, che ha dato ai nostri padri il primo respiro, riceve anche il loro ultimo respiro. E il vento deve dare anche ai vostri figli lo spirito della vita. E se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete tenerla da parte e come sacra, come un posto dove anche l’uomo bianco possa andare a gustare il vento addolcito dai fiori dei prati.
Perciò noi consideriamo l’offerta di comprare la nostra terra, ma se decideremo di accettarla, io porrò una condizione. L’uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Io sono un selvaggio e non capisco altri pensieri. Ho visto migliaia di bisonti che marcivano sulla prateria, lasciati lì dall’uomo bianco che gli aveva sparato dal treno che passava. Io sono un selvaggio e non posso capire come un cavallo di ferro sbuffante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per sopravvivere.
Che cosa è l’uomo senza gli animali? Se non ce ne fossero più gli indiani morirebbero di solitudine. Perché qualunque cosa capiti agli animali presto capiterà all’uomo. Tutte le cose sono collegate.
Voi dovete insegnare ai vostri figli che il terreno sotto i loro piedi è la cenere dei nostri antenati. Affinché rispettino la terra, dite ai vostri figli che la terra è ricca delle vite del nostro popolo. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è nostra madre. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi.
Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso. Ma noi consideriamo la vostra offerta di andare nella riserva che avete stabilita per il mio popolo. Noi vivremo per conto nostro e in pace. Importa dove spenderemo il resto dei nostri giorni.
I nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. I nostri guerrieri hanno provato la vergogna. E dopo la sconfitta, essi passano i giorni nell’ozio e contaminano i loro corpi con cibi dolci e bevande forti. Poco importa dove noi passeremo il resto dei nostri giorni: essi non saranno molti. Ancora poche ore, ancora pochi inverni, e nessuno dei figli delle grandi tribù, che una volta vivevano sulla terra e che percorrevano in piccole bande i boschi, rimarrà per piangere le tombe di un popolo, una volta potente e pieno di speranze come il vostro. Ma perché dovrei piangere la scomparsa del mio popolo? Le tribù sono fatte di uomini, niente di più. Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Anche l’uomo bianco, il cui Dio cammina e parla con lui da amico a amico, non può sfuggire al destino comune.
Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo.
Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco forse un giorno scoprirà: il nostro Dio è lo stesso Dio. Può darsi che voi ora pensiate di possederlo, come desiderate possedere la nostra terra. Ma voi non potete possederlo. Egli è il Dio dell’uomo e la sua compassione è uguale per l’uomo rosso come per l’uomo bianco. Questa terra è preziosa anche per lui. E far male alla terra è disprezzare il suo creatore. Anche gli uomini bianchi passeranno, forse prima di altre tribù. Continuate a contaminare il vostro letto e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti.
Ma nel vostro sparire brillerete vividamente, bruciati dalla forza del Dio che vi portò su questa terra e per qualche scopo speciale vi diede il dominio su questa terra dell’uomo rosso. Questo destino è un mistero per noi, poiché non capiamo perché i bisonti saranno massacrati, i cavalli selvatici tutti domati, gli angoli segreti della foresta pieni dell’odore di molti uomini, la vista delle colline rovinate dai fili del telegrafo. Dov’è la boscaglia? Sparita. Dov’è l’aquila? Sparita. E che cos’è dire addio al cavallo e alla caccia? La fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.
Noi potremmo capire se conoscessimo che cos’è che l’uomo bianco sogna, quali speranze egli descriva ai suoi figli nelle lunghe notti invernali, quali visioni egli accenda nelle loro menti, affinché essi desiderino il futuro. Ma noi siamo dei selvaggi. I sogni dell’uomo bianco ci sono nascosti. E poiché ci sono nascosti noi seguiremo i nostri pensieri.
Perciò noi considereremo l’offerta di acquistare la nostra terra. Se accetteremo sarà per assicurarci la riserva che avete promesso. Lì forse potremo vivere gli ultimi nostri giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra ed il suo ricordo sarà l’ombra di una nuvola che si muove sulla prateria, queste spiagge e queste foreste conserveranno ancora gli spiriti del mio popolo.
Poiché essi amano questa terra come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Così, se noi vi vendiamo la nostra terra, amatela come l’abbiamo amata noi. Conservate in voi la memoria della terra com’essa era quando l’avete presa e con tutta la vostra forza, con tutta la vostra capacità e con tutto il vostro cuore conservatela per i vostri figli ed amatela come Dio ci ama tutti.
Noi sappiamo una cosa, che il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa per Lui. Anche l’uomo bianco non fuggirà al destino comune. Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo!"

Capriolo Zoppo, 1854