giovedì 14 giugno 2012

Citazioni del padre della PAS

Riporto qui, perchè richiestemi da diversi professionisti, alcune aberranti citazioni testuali del padre della PAS-Parental Alienation Syndrome, il dottor Richard Alan Gardner (1931-2003), con traduzione e riferimento bibliografico. Spero che i professionisti che ancora si ostinano ad utilizzare la PAS come diagnosi e/o mezzo di difesa, realizzino, dopo tale lettura, quale tipo di abominio abbiano perpetrato utilizzandola. Gardner: "We need well-publicized civil lawsuits against incompetent and/or overzealous psychologists, psychiatrists, social workers, child protection workers, 'child advocates', police, and detectives whose ineptitude has promulgated a false accusation"; traduzione: "Abbiamo bisogno di cause civili ben pubblicizzate contro gli psicologi incompetenti e/o troppo zelanti, gli psichiatri, gli assistenti sociali, i lavoratori per la tutela dei minori, i 'difensori del bambino', la polizia e gli investigatori, la cui inettitudine ha promulgato una falsa accusa" (Gardner, Richard A., Issues in Child Abuse Accusations, 5(1), p. 26). Gardner: "At the present time, the sexually abused child is generally considered to be the victim, though the child may initiate sexual encounters by 'seducting' the adult; traduzione: "Al momento attuale, il bambino abusato sessualmente viene generalmente considerato come la vittima, anche se il bambino può iniziare gli incontri sessuali col 'sedurre' l'adulto" (Gardner, Richard A., Child Custody Litigation (1986), p. 93). Gardner: "It is of interest that of all the ancient peoples it may very well be that the Jews were the only ones who were punitive toward pedophiles"; traduzione: E' interessante notare che di tutti i popoli antichi, può benissimo essere che gli Ebrei fossero gli unici ad essere punitivi nei confronti dei pedofili" (Gardner, Richard A., True and False Accusations of Child Sex Abuse (1992), pp. 46-47).

lunedì 21 maggio 2012

L'ultimo muro di Alessandra L. (di G. Porzi)

Racconta di bambini attraverso i loro disegni, Alessandra Lumachelli; o meglio del loro universo attraverso i segnali che lanciano al mondo con la scrittura e i disegni. E spesso sono messaggi di dolore, solitudine e abusi subiti. Un universo nel quale spesso gli adulti, siano essi genitori, insegnanti o allenatori faticano a entrare e a trovare ina bussola per orientarsi. Per questo, secondo Alessandra Lumachelli è necessario abbattere quel muro di silenzio che condanna gli adulti a non entrare in questo mondo. Per questo, molto probabilmente, “Distruggere il muro del silenzio” è il titolo del suo ultimo libro, edito da Albatros, che porta la prefazione di Maria Rita Parsi. Alessandra Lumachelli è un perito grafologico, una formatrice che associa a questa disciplina interessi pedagogici e psicologici., una studiosa che con questo libro ha voluto circumnavigare questo mondo e offrire un’interpretazione, una lettura. Ma “Distruggere il muro del silenzio” non è solo questo, è anche un’occasione offerta agli adulti per compiere un viaggio all’interno di se stessi e scoprire gli strumenti che rendano possibile l’abbattimento di quel muro. “I bambini sono coraggiosi, spiega la Lumachelli, alla fine manifestano il loro vissuto; dai loro disegni si vede tutto. Dai casi contenuti nel libro emergono storie di bambini abusati, disagio, difficoltà di relazione”. Sta quindi agli adulti saper leggere, meglio, ascoltare. “Questo è possibile col dialogo, con la gestione delle emozioni. C’è un analfabetismo emotivo e nel contempo una fame di emozioni che la voglia di perfezione tende a soffocare”. Per la Lumachelli c’è bisogno di momenti, di luoghi, di istituti che educhino alle emozioni, per poterle canalizzare e gestire”.

tavola rotonda sull'abuso minorile, Macerata

presentazione "Distruggere il muro del silenzio" alla biblioteca Zavatti di Civitanova Marche

lunedì 16 maggio 2011

La costruzione sociale della PAS



Convegno “PAS: un’arma impropria contro i diritti delle donne e dei bambini” – Roma, 06 maggio 2011, Movimento per l’Infanzia
La costruzione sociale della PAS
relazione di Alessandra Lumachelli

Nel 1913 Ferdinand de Sassure nel suo saggio “Corso di linguistica generale” afferma che, nella struttura del linguaggio (con la quale delineiamo la nostra esperienza), il concetto centrale è quello di “segno”.
Le cose che si trovano all’interno della nostra mente sono segni, e come tali hanno due componenti: il significante (il suono della parola, per es., “bambino”) e il significato (la cosa indicata, il bambino in carne ed ossa).
Per Sassure il legame tra significante e significato ha un’importante caratteristica: è arbitrario, è una pura convenzione.
Infatti ogni lingua utilizza parole diverse per indicare il bambino (child, enfant, ecc.).
Inoltre, abbiamo diviso il mondo in bambini, adulti, animali, intelligenza, emozioni, ecc., ma esistono culture in cui le nostre suddivisioni non hanno luogo.
Quindi, noi con il linguaggio abbiamo suddiviso il mondo in categorie arbitrarie.
Ed è perciò che Sassure sostiene che il nostro linguaggio non applica etichette ad una realtà oggettiva, ma costruisce una realtà in modo arbitrario e soggettivo.
Per il linguista ginevrino, quando un significante si connette ad un significato, questa connessione diventa fissa, e assume un significato condiviso (ma non immutabile nel tempo).
Durante la seconda guerra mondiale, i governi britannico e statunitense richiedono ad alcuni psicologi di rintracciare strumenti concettuali utilizzabili a fini propagandistici e di manipolazione delle coscienze, per tenere alto il morale delle truppe e convincere ad es. i soldati a cibarsi in maniera misera.
Nasce il “costruzionismo sociale” (Gergen, Focault, Derrida, Parker).
Si evidenzia così il legame tra sapere e potere: il linguaggio diventa una forma di azione sociale, e quando le persone parlano l’una all’altra è allora che si costruisce il mondo.
La nostra conoscenza non è una diretta percezione della realtà, ma è nell’interazione reciproca che costruiamo la nostra versione soggettiva della realtà.
La nozione di verità diventa illusoria.
Anche l’identità si costruisce nei discorsi che intervengono nelle relazioni con le altre persone.
Quindi l’identità non sgorga dall’interno di un individuo, ma emerge dal mondo sociale in cui la gente nuota, in un mare di segni linguistici, un mare che è il medium, il mezzo della nostra esistenza.
Gli eventi, le persone, i fenomeni sociali risultano soggetti continuamente ad una grande varietà di costruzioni possibili.
Alcune di tali costruzioni appaiono più sensate, più verosimili di altre.
Per Focault la conoscenza, intesa come la particolare idea del mondo prevalente nel senso comune, è strettamente, intimamente connessa col potere.
Il potere è precisamente un effetto del discorso.
Definire una cosa, una persona, il mondo in un modo che ti consente di fare certe cose che vuoi fare, questo è esercitare potere.
Ecco come s’inserisce nel quadro della società attuale la falsa sindrome di PAS, inventata da Gardner negli Stati Uniti negli anni ’80.
Avendo Gardner deciso di difendere, a suon di centinaia dollari, i padri abusanti nelle cause di separazione, sceglie di costruire una realtà arbitraria: sostiene, quindi, che ogni madre che, in una causa di separazione, accusa il proprio partner di abusi nei confronti dei figli minori, lo fa solo perchè è pazza, e perchè tenta di manipolare i bambini, per allontanarli dal padre e per ottenere denaro da tali affermazioni.
E, a grappolo, sono state inventate altre malattie, generate dalla PAS: la sindrome della madre malevola, il bambino alienato, ecc., affermando che pure Freud descriveva tali sindromi.
In realtà, Freud in “Totem e tabù”, parlando dell’istinto di morte, cioè della nostalgia che l’essere umano avrebbe nei confronti del nulla e del caos, nostalgia che può concretizzarsi in comportamenti distruttivi e in esplosioni di aggressività incontrollata, introduce la sindrome di Medea, che può condurre all’infanticidio.
Medea, nel mito greco, tradita dal suo amato Giasone, impazzisce ed arriva ad uccidere i propri figli.
Ma l’infanticidio è una infinitesima percentuale a fronte di un prevalente comportamento materno sano.
Le sindromi si fondano su comportamenti reiterati socialmente e statisticamente corposi.
Per inciso, sono assolutamente d’accordo con Briffault, il quale sostiene che l’istinto materno non è affatto innato.
Anche per me, la maternità è un sentimento che può, o meno, svilupparsi in una donna, ma non è “scontato”, non è già insito nel DNA femminile.
Negli ultimi anni, si registra un cambiamento strutturale del pedofilo così come lo si intendeva precedentemente: le statistiche non ci descrivono più un uomo anziano, povero, senza cultura, solo e senza figli/nipoti, ma ci raccontano di un uomo di 30-50 anni, con buona/ottima istruzione ed un lavoro ben remunerato, sposato, con figli.
Potremmo definirlo un uomo di potere.
Ed assistiamo ad un crescente aumento di cause per separazione.
Non si può non collegare la comparsa improvvisa del fenomeno PAS con il tentativo di soffocare la voce di chi, culturalmente nei secoli, ha sempre avuto meno potere decisionale: i bambini (che non votano) e le donne.
Eppure i bambini sono il nostro presente, la nostra forza, il nostro tesoro.
Ed ognuno di noi, qualsiasi professione svolga, che sia genitore o meno, ha l’obbligo, in quanto adulto e membro della società, di tutelare i minori, i più piccoli.
Nonostante l’apparente centralità del minore nella nostra società (centralità di marketing, economica, ma mai culturale, profondamente radicata), si continua a fondare il mondo sullo strapotere dell’adulto.
Concludo con le parole usate dalla Prof. Maria Rita Parsi per chiudere la prefazione al mio saggio “Distruggere il muro del silenzio”: “Insomma, un mondo a misura di bambino perché la dismisura è già, di per sé, la madre di tutti gli abusi”.
Grazie.

martedì 1 dicembre 2009

DISEGNO DI LEGGE SUL “PROCESSO BREVE” PER REATI IN DANNO DI MINORI



DOCUMENTO CISMAI SUGLI EFFETTI DEL DISEGNO DI LEGGE SUL “PROCESSO BREVE” NELLE PROCEDURE PENALI PER REATI IN DANNO DI MINORI
Il Cismai – Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Mal-trattamento e l’Abuso all’Infanzia intende lanciare con questo documento un appello a tutte le forze politiche e sociali contro l’approvazione del disegno di legge, cosiddetto sul processo breve, per le gravi conseguenze ed i rischi che esso avrebbe nel lasciare impuniti i reati che più frequentemente vengono commessi in danno di minori, come di seguito illustrati. Il disegno di legge “Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell’art. 111 della Costituzione e dell’art. 6 della Convenzione Europea sui diritti dell’uomo” intenderebbe, infatti, introdurre nel nostro ordinamento un nuovo istituto: la “prescrizione del processo per violazione dei termini di durata ragionevole”. Si tratterebbe di un istituto necessario per soddisfare “il diritto dell’imputato a non restare sotto la soggezione del processo per un periodo di tempo troppo lungo” “prevedendo ex lege termini massimi di durata dei diversi gradi di giudizio, il cui superamento obbliga il giudice della fase a pronunciare sentenza di non doversi procedere” (dalla relazione al disegno di legge). Tralasciando le considerazioni sulla contraddittorietà e dell’incostituzionalità della nuova previsione, occorre verificare quali ricadute avrà il disegno di legge, se approvato nel testo finora noto, sull’attività di indagine e processuale relativa alle “fasce deboli”, e principalmente ai minori. Il disegno di legge prevede che l’estinzione del processo non operi per i reati puniti con pena edittale superiore ai 10 anni di reclusione (art. 2, comma 1). Sono previste, poi, delle esclusioni sulla base di requisiti soggettivi (l’aver riportato l’imputato “una precedente condanna a pena detentiva per delitto, anche se è intervenuta la riabilitazione” o l’essere stato lo stesso “dichiarato delinquente o contravventore abituale o professionale”, qualifiche tutte decisamente rare nelle ipotesi di cui ci si occupa in questa “riflessione”) nonché esclusioni oggettive sulla base del titolo di reato oggetto del procedimento. In quest’ultimo caso sono esclusi dalla estinzione (per ciò che interessa i procedimenti per reati contro i minori):
] “delitti di pornografia minorile previsti dall’articolo 600-ter del codice penale”;
] “delitto di atti persecutori previsto dall’articolo 612-bis del codice penale”
] “delitti previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale” e dunque, per ciò che qui interessa, i “delitti previsti dagli artt. 600, 600bis, comma 1°, 600ter, comma 1°, 601, 602, 609bis nelle ipotesi aggravate previste dall’art. 609ter, 609quater, 609octies del codice penale” (art. 407, comma 2, lett. a), n° 7bis) c.p.).
La prima immediata conseguenza è la esclusione dal novero dei reati per i quali non si applica il nuovo istituto del reato di cui all’art. 572 c.p. (maltrattamenti in famiglia), fatta eccezione per l’ipotesi in cui dalla condotta di maltrattamento si siano prodotte nella persona offesa “lesioni gravissime” o “la morte” (secondo e terzo periodo del comma 2° dell’art. 572 c.p., dovendosi applicare per la determinazione della pena l’art. 157 c.p.). Questa “scelta” legislativa appare tanto più contraddittoria quando si pensi alla espressa esclusione dell’operatività del nuovo istituto del reato di stalking (art. 612bis c.p.), che costituisce - laddove la condotta integri l’aggravante del secondo comma (“se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa”) - prosecuzione di fatto del reato di maltrattamenti. In definitiva, se l’azione persecutoria si svolge in ambito familiare e tra coniugi conviventi, il processo si estingue (salvo che la persona offesa abbia subito una lesione alla propria integrità consistente in una lesione gravissima – art. 583, comma 2° c.p. - o che dal fatto sia derivata la morte della persona offesa), mentre se si svolge tra ex coniugi o comunque ex conviventi (qualunque sia la conseguenza fisica o mentale della condotta), il processo non si estingue. Sono esclusi dal novero dei reati per i quali il processo non si estingue, i reati c.d. “minori”, ma di particolare disvalore e significanza per chiunque abbia a cuore le sorti dei minori, e specificamente:
- violazione degli obblighi di assistenza familiare, in cui è compresa la condotta di chi “malversa o dilapida i beni del figlio minore” e di chi “fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore” (art. 570 c.p.);
- abuso dei mezzi di correzione e di disciplina, anche nelle ipotesi aggravate della lesione personale o della morte conseguenza della condotta (art. 571 c.p.);
- sottrazione di persone incapaci (art. 574 c.p.);
- sottrazione e trattenimento di minore all’estero (art. 574bis c.p.);
- abbandono di persone minori o incapaci, anche nelle ipotesi aggravate della lesione personale o della morte, conseguenze della condotta (art. 591 c.p.);
- la stragrande maggioranza dei reati di aggressione alla incolumità fisica, psichica e morale del minore: percosse (art. 581 c.p.), lesioni personali anche gravi (artt. 582, 583 c.p. le gravissime sono escluse), l’omicidio colposo (art. 589 c.p.), l’omissione di soccorso (art. 593 c.p.), violenza privata (art. 610 c.p.), minaccia (art. 612 c.p.), etc..
E’ peraltro curioso come “convenga” all’autore dell’aggressione (dalla quale siano derivate lesioni personali o addirittura la morte) dichiarare di aver voluto realizzare la condotta di abuso ex art. 571 c.p. o di abbandono ex art. 591 c.p. per vedere estinto un processo altrimenti non estinguibile. Sono inoltre inclusi nel novero dei reati per i quali si applica la disposizione sull’estinzione del processo:
- la corruzione di minorenne (art. 609quinquies c.p.);
- larga parte del reato di pornografia minorile ex art. 600ter c.p., specificamente i commi 3° (che punisce “chiunque …. con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza materiale pornografico” realizzato utilizzando minori degli anni diciotto “ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto”) e 4° c.p. (che punisce “chiunque … offre o cede ad altri, anche a titolo gratuito, il materiale pornografico” sopra indicato);
- larga parte del reato di prostituzione minorile ex art. 600bis, specificamente i commi 2° (che punisce chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica”) e 3° (che punisce la stessa condotta quando realizzata “nei confronti di persona che non abbia compiuto gli anni sedici”) c.p.;
- la detenzione di materiale pedopornografico ex art. 609quater;
ovvero reati che hanno una oggettiva, particolare e rilevante pericolosità sociale sia per la condotta che per gli effetti determinati sulle persone offese (reali o potenziali).
Occorre infine osservare come sia singolare il contenuto delle dichiarazioni sul disegno di legge, fatte il 19 novembre u.s. dal Ministro della Giustizia alla Camera dei Deputati, nella parte in cui si stima un impatto sull’applicazione della regola del processo breve nella misura dell'1%. Se fosse vero - come sostiene il Ministro - che la riforma riguarderebbe soltanto l'un per cento dei processi (dato purtroppo lontano dalla più ottimistica stima), sarebbe allora incomprensibile la fretta nell'approvare la proposta di legge, salvo che le finalità non siano diverse rispetto agli interessi collettivi, e fra questi agli interessi anche dei minori. Il Cismai, alla luce delle esposte considerazioni, esprime la sua forte preoccupazione sul testo dell’attuale disegno di legge che avrebbe, fra le sue conseguenze, l’effetto di depenalizzare la gran parte dei delitti commessi in danno dei minori, specie di quelli relativi al maltrattamento, minando alla base tutto il processo di protezione e di cura del minore stesso, ponendosi in contrasto con il principio della certezza della pena per gli autori di reato contro i minori sul quale il Cismai da sempre si batte.
(www.cismai.org)

giovedì 26 novembre 2009

Violenza domestica uguale tortura



La violenza domestica è una forma di tortura.
Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Interviene Tove Horneliuso, presidente di Etta Sos.
Scritto per noi da Tove K.Hörnelius*
Secondo Radhika Coomaraswamy, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla Violenza contro le donne, la violenza domestica può essere equiparata alla tortura o trattamento crudele, disumano e degradante, ai sensi dell'Intesa Internazionale sui diritti Civili e Politici, e della Convenzione Contro la Tortura ed Altri Trattamenti o Punizioni Crudeli, Disumani o Degradanti.
Infatti, la violenza domestica presenta le quattro caratteristiche fondamentali che qualificano la tortura: 1) provoca grave dolore fisico o mentale, 2) viene inflitta intenzionalmente, 3) per fini specifici e 4) ha una qualche forma di implicazione ufficiale, sia essa attiva o passiva.
In base alla normativa internazionale dei diritti dell'uomo, gli Stati hanno non solo il dovere di astenersi dal commettere violazioni dei diritti dell'uomo, ma anche hanno quello di prevenirle e dare una risposta efficace alle violenze. Secondo l'ISTAT 2 milioni 938 mila donne hanno subito violenza fisica (12%) o sessuale (6,1%) dal partner attuale o dall'ex partner. Le più comuni forme di violenza fisica sono l'essere stata spinta, strattonata, afferrata per i capelli o storcendo un braccio (63,4%); minacciate di violenza fisica (48,6%), l'essere stata presa a schiaffi, pugni, calci, morsi (47,8%), l'essere stata colpita con oggetti (25,2%), subito la minaccia o l'uso di coltello o pistola (6,8%) o un tentativo di strangolamento o soffocamento (6,6%). Analizzando i tipi di violenza sessuale subita , al primo posto si collocano i rapporti sessuali indesiderati (70,5%), seguiti dallo stupro (26,6%), dall'essere stata forzata ad attività sessuali considerate umilianti (24,0%), dal tentato stupro (21,1%) e dall'essere forzata ad avere rapporti sessuali con altre persone (3,1%). Solo il 18,2% delle donne che hanno subito violenza fisica o sessuale in famiglia considera la violenza subita un reato. Solo il 7,3% della violenza in famiglia è stata denunciata. Le donne che hanno subito più violenze dai partner nel corso della vita, nel 35,1% dei casi hanno sofferto di depressione a seguito dei fatti subiti, perdita di fiducia e autostima (48,8%), sensazione di impotenza (44,9%), disturbi del sonno (41,5%), ansia (37,4%), difficoltà di concentrazione (24,3%), dolori ricorrenti in diverse parti (18,5%), difficoltà a gestire i figli (14,3%), idee di suicidio e autolesionismo (12,3%). Perché ci sono poche denunce? E' ancora l'omertà o l'ignoranza che fa negare l'evidenza? Si parla quotidianamente di queste tematiche e nonostante ciò vince il silenzio.
*Presidente fondatore di Etta Sos, nel 1998 ottiene il diploma di formazione per esperti nella riabilitazione e nella psicoterapia sull'abuso e la violenza dalla Federazione Italiana Psicologi. Etta Sos è un' associazione non profit che ti dà la possibilità di chiedere aiuto in ambito psicosociale, terapeutico e giuridico.
(Apparso su peacereporter.net)

mercoledì 25 novembre 2009

Chi è l'Asso?



Per chi ha voglia di imparare la grammatica italiana e per chi la vuole insegnare in maniera alternativa:
Chi è l'Asso?
Un’appassionante gara tra squadre, il modo perfetto per trasformare un traguardo impegnativo in un gioco divertente.
Sfida fra gruppi, giornata della creatività e tanto altro per imparare giocando.
730 quiz di grammatica italiana e relative soluzioni sulla morfologia, sulla sintassi e su molti altri elementi della nostra lingua.
Con Chi è l’Asso? puoi diventare Asso degli Articoli, Asso dei Pronomi, Asso dell’Analisi Logica, ecc. Vince il gioco chi diventa Asso della Grammatica.
(Sito web ICI, chielasso.it)

martedì 24 novembre 2009

Pensiero libero



"Viviamo nell’umanità in cui siamo come gli esseri umani che siamo.
Pensare è un privilegio e un piacere, una porta alla libertà verso l’interno di noi stessi".
(José Saramago)

lunedì 23 novembre 2009

Sicurezza alimentare, cambiamento climatico e sicurezza mondiale



Vertice FAO: il presidente della Commissione europea Barroso sottolinea il nesso tra sicurezza alimentare, cambiamento climatico e sicurezza mondiale.
Al vertice della FAO apertosi oggi a Roma il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso proporrà che per la sicurezza alimentare venga istituito un sistema di allarme rapido basato su dati scientifici. Nel suo discorso ai capi di Stato e di governo il presidente Barroso attirerà l’attenzione sul nesso tra sicurezza alimentare, sicurezza mondiale e lotta contro il cambiamento climatico. Al vertice FAO parteciperanno anche i commissari europei per l’agricoltura, Marian Fischer-Boel, e per lo sviluppo e gli aiuti umanitari, Karel De Gucht. Il presidente Barroso ha dichiarato: “Un mondo dove un miliardo di persone sono affamate è non solo una macchia sulla nostra coscienza collettiva, ma anche una crescente minaccia per la nostra sicurezza mondiale. Come la lotta contro il cambiamento climatico, anche la lotta contro la fame non può aspettare: dobbiamo riuscire a dimezzare la fame nel mondo entro il 2015, secondo quanto previsto dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. E per la sicurezza alimentare dobbiamo creare un sistema mondiale di allarme rapido basato su dati scientifici, simile a quello istituito nell’ambito della lotta contro il cambiamento climatico. Questa conferenza deve affrontare tre importanti questioni, che sono interconnesse: la sicurezza alimentare, il cambiamento climatico e la biodiversità. Queste sono sfide importanti e difficili, ed io sono determinato ad affrontarle durante il prossimo mandato della Commissione europea.” La partecipazione del presidente Barroso al vertice FAO è coerente con il forte impegno della Commissione europea a favore della sicurezza alimentare e con la decisione dell’UE di aumentare gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, che sono anche le prime vittime del cambiamento climatico. Di tutti i membri della FAO, l’UE è di gran lunga il più importante in termini di contributi al bilancio. La FAO è stata uno dei principali beneficiari dello Strumento alimentare di un miliardo di euro proposto dal presidente Barroso e approvato nel dicembre 2008 dal Consiglio dell’UE. La scorsa settimana il presidente Barroso ha incontrato il direttore generale della FAO Jacques Diouf ed ha sottolineato come finanziamenti continui e investimenti mirati siano necessari per migliorare la sicurezza alimentare nel lungo periodo. Ma gli investimenti – ha sottolineato Barroso – devono essere accompagnati da una buona governance. Inoltre, il coordinamento delle organizzazioni internazionali è essenziale per completare e rafforzare le iniziative multilaterali e bilaterali esistenti.
(Commissione europea, Rappresentanza in Italia)

domenica 22 novembre 2009

Il curato e il pagliaccio



“Io credo che la normalità sia il male e la follia sia il peggio.
Io credo che il diritto di essere diverso sia anche il diritto di
essere uguale”. Queste le parole di Sandro Gindro, psicoanalista di formazio-
ne freudiana, compositore e drammaturgo, cui si deve l’autonomo percorso verso Psicoanalisi Contro nonché la fondazione dell’Istituto Psicoanalistico per le Ricerche Sociali.
Dalla drammaturgia emerge un unico personaggio: il curato
che si dibatte tra le due sue anime: quella del prete e quella del
pagliaccio. La questione è credere o no nell’esistenza di Dio. Ma una volta
ucciso il pagliaccio, l’unico che sapeva ringraziare e per il
quale valeva la pena che fosse stato creato il sole, il mare, gli
alberi, il solo che sapeva goderne, “che farà Dio ”, si chiede il
prete. Ammettendone così l’esistenza. Come pure la ammette il
ragazzo non vedente, che ne canta una dimostrazione, ispirata
alla prova ontologica di Sant’Anselmo da Aosta.
("The priest and the clown", di Sandro Gindro)

sabato 21 novembre 2009

... dove nascono i sogni ...



Dev'essere stato come se fosse venuto da dove nascono i sogni!
(Emily Dickinson)

venerdì 20 novembre 2009

Cos'è un italiano



Non sono uno storico, un sociologo, un antropologo, niente di tutto questo. Sono soltanto un raccontastorie, un romanziere italiano particolarmente attento, questo sì, ai suoi connazionali. E quindi non è un caso che tutte le citazioni a supporto o a pretesto siano tratte dalla letteratura, non da testi di storia. Perciò tutto quello che segue, e che farà sicuramente storcere la bocca agli addetti ai lavori, va preso col beneficio d’inventario. Se si prova a cambiare la domanda in cosa sia un francese o un tedesco, si può rispondere abbastanza agevolmente, magari mettendo in fila tutta una serie di luoghi comuni. Certo, anche per gli italiani sono stati coniati luoghi comuni, tipo «italiani brava gente», ma non credo che gli abissini gassati o i libici deportati siano dello stesso parere. E, senza andare troppo indietro nella storia, non penso che possano dichiararsi d’accordo nemmeno gli extracomunitari che quotidianamente sbarcano sulle nostre coste. Quando si fece l’Europa unita, molti italiani del Nord temettero di perdere, oltre ai soldini, anche la loro identità. Beati loro, che credevano di averne una. Alcuni padani, per affermarla, si sposarono col rito celtico che nessuno sa con esattezza in cosa consista. Comunque è chiaro che i riti celtici o l’adorazione del fiume Po non hanno nulla da spartire con certi riti del Sud come lo scioglimento del sangue di san Gennaro o il Festino di Santa Rosalia. Allora, come si fa a chiamare con lo stesso nome di italiano un contadino friulano e un contadino siciliano? Mi pare che ai suoi tempi anche il cancelliere Metternich, di fronte alle aspirazioni unitarie italiane, si sia posto suppergiù la stessa domanda. E aveva poi così tanto torto chi disse che l’Italia era solo un’espressione geografica? E il politico italiano il quale affermò che una volta fatta l’Italia bisognava fare gli italiani non ammetteva implicitamente che il senso di unità nazionale era da noi ancora del tutto assente? Prima di andare oltre, occorre chiarire come ho inteso il termine «italiano». Diciamo che ho preso a esempio l’italiano cosiddetto medio («ammesso e non concesso / che l’italiano medio è un poco fesso», cantava Laura Betti un quarantennio fa), vale a dire i risultati di una media statistica e ho cercato d’individuare tra di essi un comune denominatore diverso dal titolo di studio, tipo d’impiego, stipendio mensile eccetera. Ma gli uomini non sono numeri, ciascun individuo ha una propria individualità che rende non solo difficile, ma altamente improbabile la precisione del risultato globale. In altre parole, una ricerca cosiffatta di un comune denominatore rischia di non tener conto di tutto quello che può contraddire l’assunto stesso. Mi spiego meglio: non ricordo chi sosteneva che se un tale in un giorno si è mangiato due polli e un altro tale invece non ha neppure desinato, statisticamente risulterà che ne hanno mangiato uno a testa. Allora: per fare un esempio pratico: italiani brava gente? La mia risposta è no, ma ciò non toglie che tra gli italiani ci sia tanta, tantissima brava gente. Ad ogni modo, tratti comuni sono riscontrabili, alcuni visibili a occhio nudo, altri percepibili soltanto attraverso esami di laboratorio. È stato durante il periodo fascista che si è messo in atto il massimo sforzo d’unificazione, con provvedimenti di migrazioni interne e d’abolizione di caratteri distintivi regionalistici. Vennero soprattutto presi di mira i dialetti il cui uso fu severamente proibito a scuola, nei luoghi pubblici, in teatro, al cinema. Ma subito dopo il Minculpop, ossia il ministero della Cultura popolare, emanò una circolare con la quale le compagnie teatrali dialettali di Gilberto Govi (genovese), dei fratelli De Filippo (napoletana) e di Cesco Baseggio (veneziana) erano esentate dalla proibizione. Si trattava di una palese contraddizione, tanto più che le tre compagnie riscuotevano un grande successo su tutto il territorio nazionale, facendo un’indiretta propaganda dei dialetti. Ma questa contraddizione mi offre l’occasione per stabilire un primo tratto comune. È fuor di dubbio che la letteratura dialettale, con Ruzante, Meli, Porta, Belli, Goldoni, Pirandello, De Filippo, abbia spesso prodotto capolavori entrati a far parte del patrimonio culturale dell’intera nazione. Ma qual era, e qual è, l’uso dei rispettivi dialetti nel parlar comune? In un articolo degli ultimi anni dell’Ottocento, intitolato «Prosa moderna», Luigi Pirandello così scriveva: «L’uso della lingua italiana, è cosa vecchia detta e ridetta, non esiste. A Milano si parla il dialetto lombardo, a Torino il piemontese, a Firenze il fiorentino, a Venezia il veneziano, a Palermo il siciliano e così via di seguito, ciascun dialetto ha il suo tipo fonetico, il suo tipo morfologico, il suo stampo sintattico particolare: mettete ora un siciliano e un piemontese, non del tutto illetterati, a parlare insieme. Bene, per intendersi (…) sentiranno il bisogno di appellarsi a una favella comune, alla nazionale, a quella che dovrebbe unir tutti i popoli, poiché l’Italia è unita, alla lingua italiana. (…) Ma dove trovarla, dove si parla questa benedetta lingua italiana? Si parla o si vuol parlare nelle scuole, e si trova nei libri. E il siciliano e il piemontese messi insieme a parlare, non faranno altro che arrotondare alla meglio i loro dialetti, lasciando a ciascuno il proprio stampo sintattico, e fiorettando qua e là questa che vuole essere la lingua italiana parlatain Italia delle reminiscenze di questo o di quel libro letto. Pirandello porta l’esempio di due «non del tutto illetterati». Ma se l’esempio si fosse riferito a due illetterati? Oppure decisamente a due analfabeti? C’è un racconto di De Roberto, dal titolo La paura, che fotografa la realtà linguistica all’interno di una trincea della guerra ’15-’18: ogni soldato parla il dialetto della regione di provenienza. E tra di loro si intendono a gesti, a occhiate. Dunque uno dei comuni denominatori degli italiani è stato, almeno fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, la diversificazione dialettale. Come spesso capita da noi, un tratto unificante è costituito da una diversità. Posso spiegarmi meglio facendo ancora ricorso a Pirandello. Egli dichiara, in un articolo intitolato «Teatro siciliano», che risale allo stesso periodo di quello citato in precedenza: «Un grandissimo numero di parole di un dato dialetto sono su per giù – tolte le alterazioni fonetiche – quelle stesse della lingua, ma come concetti delle cose, non come particolare sentimento di esse». Semplificando: di una data cosa, la lingua ne esprime il concetto, mentre il dialetto ne esprime i sentimenti. Il comune sentire italiano, cioè a dire il provare uno stesso sentimento di gioia o di esecrazione davanti a un certo evento, nascerebbe dunque dal pensar dialettale. La concettualizzazione operata dalla lingua porterebbe invece a reazioni non omogenee. Forse, a ben considerare l’origine notarile del volgare («sao ko kelle terre» eccetera), le osservazioni pirandelliane non risultano tanto campate in aria. (...)
(Andrea Camilleri, sito web ICI)

giovedì 19 novembre 2009

Nell'inferno dei bordelli cambogiani dove i bambini sono venduti per 10 dollari



PHNOM PENH - "La vuoi una bambina di dieci anni? O preferisci il mio fratellino, che di anni ne ha otto?". Assieme alla marijuana e all'anfetamina, questo offrono i papponi agli occidentali che scendono negli alberghi da due soldi attorno al lago Bung Kak di Phnom Penh. Anche l'autista di tuk-tuk propone creature di cui abusare: "Conosco un bordello pieno di ragazzine. Costano care, però. Almeno venti dollari". Che la Cambogia sia ancora un paradiso per pedofili lo dimostrano anche le statistiche: una bambina su quaranta viene venduta ai bordelli, alcune di queste hanno appena 5 anni. Almeno un terzo delle prostitute cambogiane è minorenne. "Eppure, qualcosa sta cambiando", dice Bruno Maltoni dell'Organizzazione mondiale per le migrazioni, direttore di un progetto finanziato dalla Cooperazione italiana contro il traffico di minori a scopo sessuale in Cambogia. Negli ultimi anni, Maltoni ha addestrato la polizia cambogiana a riconoscere i segni di abuso, a interrogare vittime e carnefici, a compiere perquisizioni. "Il governo ha deciso di affrontare il problema - spiega Maltoni - ma c'è ancora molto da fare, soprattutto a livello giudiziario. Una volta arrestati, è difficile che i pedofili siano giudicati e condannati". Anche la cronaca recente sembra avvalorare l'ipotesi che le autorità abbiamo finalmente cominciato a combattere il fenomeno. La settimana scorsa, in una pensioncina della capitale sono stati arrestati due tedeschi che stavano girando un video mentre stupravano un minore. Due giorni fa, sulla spiaggia di Sihanoukville, nel sud del paese, la polizia ha fermato un francese, anche lui colto in flagrante, che stava violentando un ragazzino di strada. E ieri, infine, in galera è finita una coppia di cambogiani che aveva venduto la verginità della loro bimba di undici anni. Gli orchi sono spesso europei, australiani o statunitensi. Ma ci sono altri mostri, più insidiosi, perché si confondono tra i cambogiani, quindi più difficili da intercettare. Sono quei pedofili, numerosissimi, che arrivano da Taipei, Hong-Kong, Pechino. "Ci sono cinesi che festeggiano la firma d'un contratto comprandosi una vergine cambogiana, perché credono che deflorarla li ringiovanisca e perché temono che con una prostituta potrebbero beccarsi l'Hiv", spiega Seyla Semleamp dell'ong Aple (Action pour les enfants). "Il problema è che spesso sono le famiglie stesse a fornire loro le bimbe". Bimbe che, quando tornano a casa dopo aver trascorso un paio di notti con il loro stupratore, sono prese a sassate dagli uomini del villaggio, perché considerate srey kouc, anime rotte. "Perciò, dopo che una madre ha venduto la verginità di una bimba di 10 anni per 500 dollari, la piccola finisce in un bordello". Secondo Rithy Pech dell'organizzazione Riverkids da quando le autorità hanno cominciato, sia pure blandamente, a reprimere la prostituzione infantile, i prosseneti hanno cambiato le regole del loro commercio. Se una volta le baby-prostitute le trovavi nei quartieri a luci rosse, negli alberghetti e nei bordelli, oggi bisogna andare nei centri di karaoke e nelle sale di massaggi. L'abominio è forse più occultato di una volta, ma non meno diffuso. Fino a un paio d'anni fa, per esempio, al famigerato "Km 11", un miserabile borghetto a undici chilometri dal centro, per pochi dollari le madri offrivano i loro piccoli sul portone di casa. Oggi, continuano a farlo, ma più di nascosto. "C'è poi un altro sistema per aggirare i controlli", aggiunge Pech. "La mamasan (la ruffiana, ndr) dà al bimbo un cellulare con una ricarica di 10 dollari. E lei va in giro con l'album fotografico della sua scuderia di piccoli schiavi da mostrare al cliente. All'ultimo minuto, chiamerà il prescelto per dirgli dove recarsi". Il centro che Pech dirige in uno slum della capitale offre assistenza sanitaria, educazione, ma anche un piatto di riso a bambini di strada, la maggior parte dei quali ha subito violenza sessuale. Sono circa trecento, inzeppati in stanzette senza finestre, ma finalmente sorridenti, perché al riparo dai soprusi. "Quelli che vede sono tutti potenziali schiavi sessuali", dice Pech. Quanti di loro lo sono già stati? "Almeno la metà". Il direttore del centro ci fa conoscere Chenda, una timida tredicenne che è stata ripetutamente violentata dallo zio e che qui studia l'inglese. È difficile che le ragazze come Chenda raccontino il calvario che hanno subito. "Improvvisamente, magari dopo sei mesi che sono da noi, parlano e si liberano del peso che le opprime", spiega Pech. Come Maltoni e Pech, anche la parigina Françoise Bricout dell'ong La Goutte d'Eau appartiene a quella falange di operatori umanitari che portano sollievo alle piccole vittime del vizio. A Neak Leung, un paesino sulle sponde del Mekong, Françoise coordina un centro con circa duecentottanta bimbi, molti dei quali strappati dai bordelli dove lavoravano da anni, e che adesso cercano di trovare una ragione per continuare a vivere. Prima di approdarvi, nessuno di loro era mai stato a scuola. Qui viene loro insegnato un mestiere (di meccanico, sarta, barbiere o falegname), per far sì che un giorno sia possibile reintegrarli nella società. Uno di loro si stringe stretto stretto a Françoise, quasi volesse proteggerla. È Sovannarith Sam, un sedicenne handicappato mentale, che fu ritrovato tra le immondizie di Battambang, nel nord del paese, quando di anni ne aveva 10. "Era stato stuprato, più volte. Lo si evinceva dal comportamento ossessivo che aveva con i suoi coetanei", dice Françoise. "Di solito, i bambini non denunciano i loro padri dai quali sono stati violentati perché sanno che la polizia li arresterebbe e che la famiglia andrebbe in rovina e non avrebbe più di che mangiare". La nuova maledizione del porto di Sihanoukville è la yahma, così viene chiamata una micidiale metanfetamina fabbricata in Thailandia, di cui ne fa uso l'80 per cento delle lolite cambogiane. La vecchia, ma sempre attuale maledizione del luogo sono i pedofili occidentali, che qui guatano le loro prede sulla spiaggia. Il 65 per cento di loro sono maschietti dagli 8 ai 15 anni. L'ong M'Lop Tapang, letteralmente Sotto l'albero, si occupa proprio dei cosiddetti beach children, bimbi di spiaggia. Il centro che visitiamo è coordinato dall'inglese Margharet Eno, che porta il vanto della hot-line da lei creata per smascherare ed eventualmente acciuffare i pedofili un attimo prima che questi compiano il loro scempio. Dice Margharet: "Alleniamo i bimbi a riconoscerli e a denunciarli quando li molestano. Insegniamo loro i trucchi, le strategie degli orchi. Addestriamo anche la vecchietta che vende bibite ai turisti o il pescatore che ripara la rete". Grazie al numero verde (pubblicizzato su tutti i tuk-tuk della città così come nelle stanze d'albergo) in questo momento le prigioni di Sihanoukville ospitano sei pedofili. Il problema, spiega Margharet, è che il 95 per cento dei minori viene stuprato dai cambogiani. "E quelli, la polizia non li arresta quasi mai". Degli oltre trecento bimbi che sono qui, uno su dieci è stato stuprato. Tutti sono a rischio, appena escono da qui. "Inoltre, spieghiamo loro quali sono i loro diritti e che, per esempio, anche la masturbazione o guardare altri fare sesso o farsi filmare mentre si fa sesso è un abuso", aggiunge Margharet. "Per ricostruire l'autostima di questi piccoli, li facciamo recitare: in alcuni casi, il teatro può avere virtù terapeutiche". Chiediamo a Sylvia Sisowath, cugina del re Sihanouk e presidente dell'organizzazione Les enfants du sourire khmer, in quale misura lo sfacelo di alcune famiglie cambogiane, dove i genitori vendono la verginità delle loro bambine o i loro piccoli agli occidentali, sia imputabile al genocidio perpetrato dai khmer rossi, che tra il 1975 e il 1979 massacrarono un quinto della popolazione del paese. È possibile che quella feroce dittatura, oltre ad aver falciato quasi due milioni di vite, abbia anche devastato le coscienze così in profondità da consentire tale abominio? "Certo, perché il regime di Pol Pot ha decimato il nostro popolo. A questa impressionante moria, si è aggiunto il dramma provocato dalle mine antiuomo che, in alcune regioni, da trent'anni continuano a uccidere una persona al giorno. Oggi, tuttavia, c'è più attenzione per i diritti, o meglio, per la sicurezza dei bambini. Un paio d'anni fa, circolò la voce che i piccoli cambogiani venivano portati in Thailandia per l'esporto di organi. Il governo volle vederci chiaro. Da allora le cose stanno lentamente cambiando". Sarebbe bello poterle credere.
(PIETRO DEL RE, sito web ICI)

mercoledì 18 novembre 2009

Il mare



E sempre a questa solitaria riva
io vengo, alba marina, ad incontrarti.
Svela un lieve chiarore a poco a poco,
sparsi sull’arenoso
lido, gli ossi di seppia, e i pesci morti
dai tondi occhi innocenti,
e le conchiglie dalle rosee labbra.
Già trema nei velati occhi amorosi
l’azzurra alba lontana.
Il mar nelle conchiglie ha voce umana.
(Curzio Malaparte)

martedì 17 novembre 2009

Grande fratello ... piccolo cervello!!!



Quelli che seguono sono brani di interviste agli esclusi
del Grande Fratello 10, riuniti in un video
della Gialappa’s che impazza su YouTube.
Progetti per il futuro? «Vorrei aprirmi una serie di locali,
stare nell’ambito del commercialismo».
Personaggi storici preferiti?
«A me mi piace Bud Spencer e Terence Hill».
La tua passione? «Di solito faccio viaggi incontinentali.
Messico, questi viaggi qua».
Se fossi un personaggio storico, chi vorresti essere? «Maldini».
Il tuo motto? «Otto?» Motto. «Morto?».
Motto! «Ah, motto. Il mio motto? Normale, come sempre».
Sai chi è il presidente francese?
«No. Saccio solo quello italiano. Berlusconi».
Sì, ma il presidente della Repubblica chi è?
«C’è Berlusconi che è il presidente della Repubblica.
Poi c’è il presidente del Consiglio che è Carlo Azeglio Ciampi».
Chi è il presidente della Repubblica Italiana?
«Piersilvio Berlusconi». Silvio o Piersilvio? «No, Piersilvio».
Cosa porteresti in un’isola deserta? «I profilattici».
In un’isola deserta? «Sì, e poi la compagnia che posso dare agli altri».
Che mestiere fai? «Il barrista». Con quante erre? «Due».
Qual è la tua passione?
«Faccio bodibidink: sollevo anche sessanta pesi».
Il viaggio più interessante? «L’ondra».
Come si scrive in inglese? «L - apostrofo - ONDHON».
Se questi sono gli esclusi, non oso immaginare quelli che hanno preso.
(M. Gramellini, "La Stampa")

lunedì 16 novembre 2009

AFFIDI. Non esiste il "sequestro di stato"



Andrea Bollini (Cismai) replica all'inchiesta di Panorama. «Ma quale sequestro di Stato, il problema semmai è che il legame di sangue in Italia è ancora un mito, difficile da recidere»: sbotta così Andrea Bollini, presidente del CISMAI-Coordinament o Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia. Panorama questa settimana dedica la sua copertina ai 32mila minori che la giustizia ha allontanato dai loro genitori, raccontando quattro storie di errori clamorosi, a partire dai due fratellini sottratti ai genitori a Basiglio, alle porte di Milano, la scorsa primavera. “Sequestri di stato", è il titolo. All'interno del servizio si parla dei bambini dati in affido (16mila) e messi in comunità (15mila) come di «rapiti». Questi bambini sono stati «tolti con forza alle famiglie, non sempre per buone ragioni. Come dimostrano i tanti errori dovuti a fretta e superficialità , Ma anche a un business che vale più di un miliardo di euro l'anno». Insomma, «è tutto il sistema a essere messo sistematicamente in discussione». È su questo che Bollini non ci sta. «Casi di errori giudiziari ci sono stati e ci sono, come pure allontanamenti che non dovevano essere fatti. Ma guai a delegittimare e screditare un sistema facendo credere che l'errore sia sistematico. Questa non è solo disinformazione, è un colpevole rigurgito di adultocentrismo che dimentica i diritti dei bambini», dice. «Storture nel sistema di protezione dei bambini maltrattati ci sono, ma sono di tutt'altro genere, come il fatto che un bambino abusato debba ripetere in ogni grado di giudizio la sua testimonianza: questa sì è violenza istituzionale» . Dal suo osservatorio Bollini non crede al dato citato su Panorama da GianLuca Vignale, consigliere regionale Pdl del Piemonte: 77% dei minori allontanato per metodi educativi non idonei e per impossibilità di seguire i figli, ovvero per «motivi soggettivi». Al contrario vede negli anni un aumento degli allontanamenti fatti per motivi estremamente gravi, come l'abuso o il fortissimo disfunzionamento della capacità genitoriale dovuto a tossicodipendenze o malattie mentali. «Oggi i casi di maltrattamento lieve vengono trattati grazie ai servizi domiciliari e si tengono in famiglia, l'allontanamento si fa per i casi limite o per quelli dove non esistono più le condizioni per restare in famiglia». E comunque ai dati Bollini in questa materia non crede per principio, poiché non esiste in Italia un sistema di monitoraggio sull'abuso e il maltrattamento dei minori. «È una vergogna, questo monitoraggio era previsto dal Piano infanzia, c'è stata una piccolissima sperimentazione con il Centro di documentazione per l'infanzia e l'adolescenza, ma poi tutto è svanito. Non si possono fare politiche serie di contrasto, prevenzione e presa in carico dei bambini maltrattati senza un quadro serio di conoscenza del fenomeno». Giudici troppo interventisti, per Panorama. Troppo prudenti, dice invece nello stesso servizio Melita Cavallo, riferendosi al fatto che «diamo in adozione i bambini solo quando sono distrutti psicologicamente» . Per Bollini i giudici negli ultimi anni hanno deciso meno allontanamenti, e «i provvedimenti urgenti dei giudici monocratici sono praticamente scomparsi: decide la Camera di Consiglio, con due giudici togati e due giudici onorari, anche questa collegialità è una garanzia». Soprattutto Bollini contesta quel 50% di minori che rientrano in famiglia letto come prova schiacciante della fallibilità del sistema: «è al contrario un dato positivo, vuol dire che anche il sistema di accompagnamento delle famiglie funziona. L'allontanamento non è una punizione per i genitori ma un'occasione che gli si dà per recuperare le loro competenze genitoriali. Se la metà ce la fa è un bene per tutti».
(13 novembre 2009, Sara De Carli)

domenica 15 novembre 2009

Arteterapia



L'arteterapia include l'insieme delle tecniche e delle metodologie che utilizzano le attività artistiche visuali (e con un significato più ampio, anche musica, danza, teatro, marionette, costruzione e narrazione di storie e racconti) come mezzi terapeutici, finalizzati al recupero ed alla crescita della persona nella sfera emotiva, affettiva e relazionale. E' dunque un intervento di aiuto e di sostegno a mediazione non-verbale attraverso l'uso dei materiali artistici e si fonda sul presupposto che il processo creativo messo in atto nel fare arte”produce benessere, salute e migliora la qualità della vita. Attraverso l'espressione artistica facilitata da un arteterapeuta adeguatamente formato è possibile incrementare la consapevolezza di sé, fronteggiare situazioni di difficoltà e stress, esperienze traumatiche, migliorare le abilità cognitive e godere del piacere che la creatività artistica, affermando la vita, porta con sé.
(dal sito web Arte come terapia)

sabato 14 novembre 2009

TUTTO IMPARAMMO DELL'AMORE



TUTTO IMPARAMMO DELL'AMORE

Tutto imparammo dell'amore
Alfabeto, parole.
Il capitolo, il libro possente
Poi la rivelazione terminò.
Ma negli occhi dell'altro
Ciascuno contemplava l'ignoranza
Divina, ancora più che nell'infanzia:
L'uno all'altro
(emily Dickinson)